Mi piace

Mi piace leggere quando la pioggia fa da sottofondo.
Mi piace sedermi per terra. È una cosa che faccio di continuo. Quasi senza rendermene conto. Se stiamo messaggiando, nel senso di botta e risposta istantaneo, che nel mio caso è parecchio raro o siete dei privilegiati, potete contarci che sono seduta sul pavimento con le spalle poggiate al muro o ad un termosifone fresco o caldo che sia.
Mi piace che sia una cosa tra me e voi. Intima e confidenziale. Per questo scelgo un angolino e lo riservo per i nostri incontri.
Mi piace che sia così, inusuale e semplice.

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Kafka e la bambola

Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.
Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa.

Paestum

Frequento la Campania fin da piccola, ma limitandomi ad un’area decisamente ristretta. Solo negli ultimi anni ho iniziato a uscire fuori dai limiti territoriali per esplorare l’oltre. Sapete già che non sono mai stata a Napoli, ma per un motivo un po’ complesso che non è il caso di illustrare qui sopra. Però è un po’ come se ci girassi attorno.
Una delle mete che in assoluto preferisco (forse anche a Pompei) è l’affascinante Paestum. Fermi tutti: de gustibus! Non ho detto che una è più bella dell’altra! Ho solo detto che per la sottoscritta una è più gradevole, ma sono eccellenti entrambe, eh. Anzi, presto anche il post su Pompei.
Dunque, si diceva, Paestum, l’Agrigento campana. Infatti la Valle dei Templi la immagino come una Paestum ingigantita. Tipo quando si gioca con lo zoom, no?
La prima tappa è sicuramente quella al museo, un po’ perché vi togliete il pensiero e poi godrete dell’esterno e basta, un po’ perché è organizzato così il percorso (il biglietto d’entrata si fa al museo, quindi, una volta che ci siete…).
È risaputo che il museo di Paestum contiene molto e non si riesce ad esporre tutto. Quindi certo è che dovrete porre molta attenzione a non perdervi i pezzi forti, come il famosissimo Tuffatore che anni fa se ne andò a passeggio fino a Milano per l’Expo.
Il museo, per intenderci, conserva tutto quello che è stato rinvenuto presso l’area archeologica e sicuramente, una volta sul posto, vi renderete conto di quanto ancora possa venir fuori da quel terreno ancora non soggetto a scavi. Ma se i musei vi annoiano come accade a me…
È il caso di uscire e iniziare la vostra impaziente passeggiata tra i tre grandi templi: quello di Athena, quello di Hera e quello di Nettuno. Non ho usato a caso il verbo passeggiare. L’idea è esattamente questa. Paestum si visita così, come lo fanno un sacco di turisti ogni giorno. Si cammina con calma in mezzo alle sue tracce, perdendosi nei suoi colori e nel suo silenzio immobile nel tempo.

Factotum di Charles Bukowski

“Sei mai stato innamorato?”
“L’amore è per la gente reale.”
“Tu sembri reale.”
“Non mi piace la gente reale.”
“Non ti piace?”
“La odio.”

Ho fatto scorta di Bukowski per l’estate con un po’ di raccolte di racconti. Factotum è una di queste. Una un po’ speciale, tra l’altro, dal momento che ho scoperto si tratta di una delle primissime conosciute in Italia.
Mi è piaciuta, sì, come ormai mi piace tutto di questo scrittore. In particolare ho apprezzato il filo conduttore della ricerca del mestiere, certo, non nuovo in Bukowski, ma questa volta un po’ più forte che nelle altre. Un uomo che sa fare tutto, o almeno che ci prova.
Il vero problema dell’alter ego di Bukowski e di tutti i suoi personaggi è che non ci stanno a far parte della massa. Omologarsi significa morire. Un lavoro quanto può durare? Quando timbrare il cartellino diventa una routine, è difficile stare al gioco.
È uno dei topos del realismo sporco. Non accettare regole. Ed è probabilmente anche la caratteristica di questi racconti che me li fa amare.
Penso alla realtà delle cose. A quanti personaggi di Bukowski ci saranno al mondo. Sorrido.

Perfetto

Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.

Jack Kerouac

Cargese

Pausa da lavoro. Stamane finisco presto e ho tutto il tempo per un lungo pranzo prima di rientrare nel pomeriggio. Mi passi a prendere poco lontano da scuola. Alla stazione dei treni di Ajaccio. È un buon punto di riferimento per te che non conosci benissimo la città.
Che si fa? Andiamo a Cargese? Sicuro che non sia troppo lontana? No, ce la facciamo.
Il paesaggio è frastagliato da colori inusuali. Sarà primavera tra due giorni. Il blu del mare che costeggiamo, il verde intenso che invece fa da sfondo sulla destra. Penso proprio che mi piacerà questa gita.
Se non fosse per il 2B sulla targa della tua auto, potremmo essere gente del posto. Passeggiamo seguendo i tuoi ricordi. Per prima cosa, dici, devo vedere le due chiese, quella greca e quella latina. Lo facciamo in silenzio. Quasi a non voler dar fastidio alle poche persone che incontriamo nei vicoli. Ci muoviamo lenti.
Che strano. Due mondi che s’incontrano. Uno di fronte all’altro. La chiesa greca è davvero spettacolare con i suoi colori e le sue forme. Resto a guardarla per un po’ mentre tu mi racconti accompagnato dai soliti gesti.
Prima di pranzo c’è il tempo per una passeggiata sulla spiaggia. Punta d’Umigna e la Plage du Peru. Ah però… che posti segreti…
Seduti sulla veranda del ristornate tipico, te ti scambiano per italiano e io sono diventata francese! Sarà che non riesco a rinunciare alla cucina corsa: cannelloni au brociu fumanti, appena sfornati nella mini teglietta di ceramica. Sento ancora il sapore in bocca.
Rientriamo? Ci dobbiamo fermare a fare la spesa.
Percorso al contrario. Ciao Cargese. Di nuovo fiumi da superare e montagne sul mare. La mia Corsica sarà sempre un po’ Cargese.